FASTFASHION YES,BUT.

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Advertising campaign

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FASTFASHION YES,BUT.

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Field:

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Advertising

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Year:

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2021

Client:

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Tutti abbiamo acquistato capi d’abbigliamento in grandi catene di negozi di moda. Del resto, come non farsi attirare quando c’è la possibilità di rinnovare spesso il proprio guardaroba restando al passo con le ultime tendenze senza dover spendere un patrimonio? Nessuno si chiede, però, come sia possibile produrre velocemente abiti a basso prezzo e farli arrivare altrettanto velocemente in negozio.

Vendere abbigliamento a basso costo, vuol dire produrlo e distribuirlo al prezzo più competitivo. Ignorare determinati aspetti della produzione equivale ad accettare le sorti dei lavoratori e del pianeta. L'informazione è il primo passo per il cambiamento.

Lo shopping è considerato un momento spensierato e frivolo che noi, consumatori medi, ci concediamo. Ma quanto questo nostro momento di spensieratezza incide sulle vite degli altri e sulla nostra? Quanto ricade sull’ambiente che ci circonda? Tramite la campagna si vuole mostrare, in maniera diretta e d'impatto, il lato oscuro della moda low cost, cosa si nasconde dietro l'acquisto di capi non sostenibili e le conseguenze che comporta. Dietro ogni cosa c'è del lavoro e dietro ogni lavoro ci sono delle persone.

Dietro ogni SI c'è un MA.

L'idea si sviluppa intorno alla costatazione che il successo della fastfashion è dato dalla disinformazione. Grazie al recente scandalo reso noto dal web, che mostra etichette di abbigliamento del brand low cost (Shein) in cui si leggono messaggi di richieste di aiuto, è stata creata una campagna avente come obiettivo principale quello di creare domande nell'acquirente affinchè egli possa essere in grado di informarsi ed acquistare, conseguentemente, in modo sostenibile.

Tutti abbiamo acquistato capi d’abbigliamento in grandi catene di negozi di moda. Del resto, come non farsi attirare quando c’è la possibilità di rinnovare spesso il proprio guardaroba restando al passo con le ultime tendenze senza dover spendere un patrimonio? Nessuno si chiede, però, come sia possibile produrre velocemente abiti a basso prezzo e farli arrivare altrettanto velocemente in negozio.

Vendere abbigliamento a basso costo, vuol dire produrlo e distribuirlo al prezzo più competitivo. Ignorare determinati aspetti della produzione equivale ad accettare le sorti dei lavoratori e del pianeta. L'informazione è il primo passo per il cambiamento.

Lo shopping è considerato un momento spensierato e frivolo che noi, consumatori medi, ci concediamo. Ma quanto questo nostro momento di spensieratezza incide sulle vite degli altri e sulla nostra? Quanto ricade sull’ambiente che ci circonda? Tramite la campagna si vuole mostrare, in maniera diretta e d'impatto, il lato oscuro della moda low cost, cosa si nasconde dietro l'acquisto di capi non sostenibili e le conseguenze che comporta. Dietro ogni cosa c'è del lavoro e dietro ogni lavoro ci sono delle persone.

Dietro ogni SI c'è un MA.

L'idea si sviluppa intorno alla costatazione che il successo della fastfashion è dato dalla disinformazione. Grazie al recente scandalo reso noto dal web, che mostra etichette di abbigliamento del brand low cost (Shein) in cui si leggono messaggi di richieste di aiuto, è stata creata una campagna avente come obiettivo principale quello di creare domande nell'acquirente affinchè egli possa essere in grado di informarsi ed acquistare, conseguentemente, in modo sostenibile.

Tutti abbiamo acquistato capi d’abbigliamento in grandi catene di negozi di moda. Del resto, come non farsi attirare quando c’è la possibilità di rinnovare spesso il proprio guardaroba restando al passo con le ultime tendenze senza dover spendere un patrimonio? Nessuno si chiede, però, come sia possibile produrre velocemente abiti a basso prezzo e farli arrivare altrettanto velocemente in negozio.

Vendere abbigliamento a basso costo, vuol dire produrlo e distribuirlo al prezzo più competitivo. Ignorare determinati aspetti della produzione equivale ad accettare le sorti dei lavoratori e del pianeta. L'informazione è il primo passo per il cambiamento.

Lo shopping è considerato un momento spensierato e frivolo che noi, consumatori medi, ci concediamo. Ma quanto questo nostro momento di spensieratezza incide sulle vite degli altri e sulla nostra? Quanto ricade sull’ambiente che ci circonda? Tramite la campagna si vuole mostrare, in maniera diretta e d'impatto, il lato oscuro della moda low cost, cosa si nasconde dietro l'acquisto di capi non sostenibili e le conseguenze che comporta. Dietro ogni cosa c'è del lavoro e dietro ogni lavoro ci sono delle persone.

Dietro ogni SI c'è un MA.

L'idea si sviluppa intorno alla costatazione che il successo della fastfashion è dato dalla disinformazione. Grazie al recente scandalo reso noto dal web, che mostra etichette di abbigliamento del brand low cost (Shein) in cui si leggono messaggi di richieste di aiuto, è stata creata una campagna avente come obiettivo principale quello di creare domande nell'acquirente affinchè egli possa essere in grado di informarsi ed acquistare, conseguentemente, in modo sostenibile.

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